La storia del Palermo calcio

Non è solo uno stadio, è la nostra casa.
Non è solo la maglia, è la nostra pelle.
Non siamo solo undici. Siamo milioni.
Non sono solo 90 minuti. È ogni singolo giorno.

Quella del Palermo è una storia iniziata all’alba del XX secolo, fatta di vittorie e sconfitte, problemi finanziari, radiazioni e cronaca nera.

DALLE ORIGINI AGLI ANNI ’20

LA PRIMA SERIE A E GLI ANNI ’30

DAL DOPOGUERRA AGLI ANNI ’60

L’ERA BARBERA

IL QUINDICENNIO 1980/95

IL PALERMO DEI PICCIOTTI E LA NUOVA ERA

IL PALERMO DI ZAMPARINI

DALLE ORIGINI AGLI ANNI ’20

ANGLOLe origini del Palermo risalgono al primo novembre 1900 con la fondazione, ad opera di Ignazio Majo Pagano, dell’Anglo Panormitan Athletic and Football Club, anche se fonti ormai confutate datavano la fondazione della società al 1898 per iniziativa di Giuseppe Whitaker e di altri inglesi trasferitisi a Palermo. Il primo presidente fu dunque Edward De Garston, vice console d’Inghilterra a Palermo e molto amico di Pagano. La sede dell’associazione divenne Villa Carini, in via Notarbartolo, dalle parti del Giardino Inglese.

La prima uscita ufficiale del club risale invece al 30 dicembre del 1900 quando, sotto la direzione dello stesso Ignazio Majo Pagano, il Palermo affrontò un più esperto club inglese e fu sconfitto con il risultato di 5-0.

I primi colori sociali furono il rosso e il blu, scelti sia per questioni di gusto (in quanto richiamavano i colori “del sangue e del mare”), sia per questioni di praticità, dal momento che le prime casacche vennero importate dall’Inghilterra e riprendevano i colori della bandiera inglese.

Il 27 febbraio 1907, contestualmente al cambio di denominazione che ribattezzò la società in Palermo Football Club, si passò invece all’attuale combinazione di rosa e di nero. E non, secondo quanto riporta una vecchia leggenda, per un errore di lavaggio, bensì per una precisa decisione volta a richiamare con questi colori il dolce della vittoria (rosa) e l’amaro della sconfitta (il nero). Come testimoniano alcuni documenti, questa scelta volle essere anche un omaggio al barone Vincenzo Florio, che produceva liquori di colore rosa (un rosolio alla cannella) e nero (un amaro).

Il primo trofeo venne conquistato proprio con i nuovi colori il 5 febbraio 1908 sul campo del Messina. Si trattava della Coppa Whitaker, il primo torneo siciliano di calcio della storia, messo in palio da Joshua e Euphrosyne Whitaker e disputato da Palermo e Messina in tre occasioni tra il 1905 e il 1908. Il trofeo venne definitivamente soppresso dopo il terribile terremoto avvenuto a Messina all’alba del 28 dicembre 1908, e fu sostituito l’anno successivo dalla Lipton Challenge Cup.

liptonLa Coppa Lipton, organizzata dal magnate inglese del tè Sir Thomas Lipton, si articolava in una fase regionale iniziale cui partecipavano squadre della Campania e della Sicilia e in una finale a partita unica tra le vincenti delle due regioni. Per quanto riguarda la Sicilia, la finale venne sempre disputata dal Palermo. Il regolamento prevedeva che la coppa sarebbe stata assegnata alla squadra che per prima avesse vinto cinque edizioni diverse della competizione. Il trofeo fu dunque vinto dal Palermo, che si aggiudicò le edizioni 1910, 1912, 1913, 1914 e 1915.

Intanto, nel 1914, il campo “Notarbartolo” (situato tra via Notarbartolo e via Marchese Ugo e denominato ‘U pantanu a causa del suo cattivo drenaggio durante le piogge) venne sostituito con il nuovo impianto “Ranchibile”, inaugurato il 16 marzo dalle parti di Piazza Don Bosco. Tra il 1916 e il 1918 l’attività sportiva venne tuttavia sospesa a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Nel 1920 il Palermo venne iscritto, insieme a Catania, Messina e Marsala, al primo Campionato Siciliano Federale indetto da Vincenzo Manno e vinto proprio dai rosanero. L’anno successivo il club campione di Sicilia aderì alla Lega Sud della Confederazione Calcistica Italiana e venne ammesso al campionato di Prima Divisione Nazionale. I rosanero vennero tuttavia eliminati dall’Audace Taranto in semifinale.

Il 10 luglio 1927, a causa di alcuni problemi finanziari, il Palermo è costretto a ritirarsi dal campionato di Prima Divisione. La rinascita del club avviene dopo soli quattro giorni, grazie alla fusione con la Vigor Palermo.

scudetto_1929Nel 1929, anno della fondazione del campionato italiano a girone unico, il Palermo parte dalla Prima Divisione, la Serie C dell’epoca, conquistandola a suon di primati: 58 reti segnate in appena 28 partite e soli 18 gol subiti. Per la prima volta nella sua storia il Palermo conquista dunque la Serie B. Nella stagione successiva, 1930/31, i rosanero si piazzano al terzo posto con 44 punti e un ottimo ruolino casalingo.

A testimonianza del momento positivo della società, il 24 gennaio 1932 viene inaugurato il nuovo impianto di viale del Fante. Si tratta dello stadio “Littorio” (che poi diventerà la “Favorita”) con una capienza di quasi 20.000 spettatori. La prima gara nel nuovo impianto viene giocata contro l’Atalanta e vede il Palermo imporsi con il risultato di 5-1.

LA PRIMA SERIE A E GLI ANNI ’30

scudetto_1932Nella stagione 1931/32 il Palermo si piazza al primo posto in B con 50 punti e 80 reti all’attivo, conquistando la sua prima promozione in Serie A. L’idolo della città è il bomber Carletto Radice, che chiuderà il campionato con 27 reti e il titolo di capocannoniere. In occasione della storica conquista, il presidente Barresi fa rinnovare il logo societario, sostituendo il rombo con un’aquila dorata simbolo della città, che tiene fra gli artigli un ramoscello di ulivo. All’esordio nella massima serie la squadra allenata da Feldmann fa visita alla gloriosa Pro Vercelli e viene battuta 2-0.

I rosa rimangono in Serie A per quattro anni e nella terza stagione nella massima serie sfiorano addirittura la qualificazione alle coppe europee posizionandosi al settimo posto (che rimarrà a lungo il miglior piazzamento della società in Serie A) mentre nella quarta stagione (1935/36) il Palermo si piazza al quindicesimo posto e retrocede. A causa di alcuni problemi finanziari, la società inizia a cedere i propri giocatori migliori e rimane in Serie B.

Nel 1937 il regime fascista impone il cambiamento dei colori societari dal rosa-nero al giallo-rosso, in omaggio all’emblema del Comune.

Nel frattempo la situazione societaria si fa sempre più difficile: nel campionato 1939/40 il Palermo retrocede in Serie C e il 30 agosto 1940 subisce un’altra drammatica radiazione legata a inadempienze finanziarie. Il club rinascerà il 23 agosto dell’anno successivo grazie alla fusione con la Juventina, prendendo la denominazione di Unione Sportiva Palermo-Juventina e riuscendo così ad iscriversi al campionato di Serie C edizione 1941/42 che disputerà in maglia bianco-azzurra. Al termine della stagione il Palermo si piazza al primo posto e ritorna in Serie B.

Il rosanero verrà adottato nuovamente nella stagione 1942-43, ma dal momento che la Sicilia è ormai zona di guerra, il Palermo viene sospeso dal campionato dopo aver disputato 24 partite. Durante il conflitto il club partecipa ad una serie di campionati regionali che vince facilmente.

DAL DOPOGUERRA AGLI ANNI ’60

scudetto_1947Terminata la guerra, mentre la città si riprende lentamente dalle pesanti conseguenze del conflitto, il Palermo torna a disputare il campionato nazionale e nella stagione 1947/48 conquista la sua seconda promozione in Serie A all’ultima giornata grazie al 3-0 rifilato al Pescara in uno stadio gremito oltre la sua capienza. La squadra è affidata a Virginio Rosetta, campione del mondo con la nazionale di Pozzo, e vanta la presenza anche di Cestmir Vycpalek, centrocampista boemo che rimase al Palermo per cinque stagioni vestendo anche la fascia di capitano e a cui oggi è dedicato il piazzale antistante lo stadio.

Tornato in Serie A, il club di viale del Fante fa paura anche alle grandi: batte Inter e Juve e pareggia col grande Torino rimontando da 0-2, cinque mesi prima del tragico incidente di Superga che chiude l’epoca di una delle squadre più forti di tutti i tempi.

Il Palermo rimane in Serie A per sei campionati consecutivi, in quello che, fino all’era Zamparini, è stato il periodo più lungo di permanenza del club nella massima serie. La retrocessione in B arriva al termine della stagione 1953-1954, dopo gli spareggi con Udinese e Spal. Passa un solo anno e i rosanero sono nuovamente promossi in A dove però rimangono una sola stagione.

Dopo una serie di campionati tra la Serie B e la Serie A, il 3 luglio 1960 il Palermo fa il suo esordio in una competizione organizzata dall’Uefa: si tratta della Mitropa Cup, meglio conosciuta come Coppa dell’Europa Centrale. I rosanero ospitano alla Favorita il Diosgyoer che si impone per 2-1; al ritorno è il Palermo a conquistare i 3 punti, grazie al 2-0 conquistato in trasferta con le reti di Baldi e Sacchella. Intanto in campionato il club di viale del Fante continua a fare la spola tra la massima serie e quella cadetta.

L’ERA BARBERA

barberaIl 4 maggio 1970 è una data storica per il Palermo: dopo decenni di gestione da parte dei politici, la presidenza della squadra viene offerta a Renzo Barbera, un imprenditore che subentra al dimissionario Pergolizzi e che rimarrà nei cuori dei tifosi rosanero al punto che il 18 settembre 2002 si decise di intitolare a lui lo stadio della città. Il presidentissimo resterà alla guida del club per un decennio, durante il quale la squadra conquisterà due finali di Coppa Italia. La sua prima stagione vede il Palermo piazzarsi all’undicesimo posto in classifica, al termine di un campionato all’insegna dei pareggi (21 pareggi su un totale di 36 partite).

L’anno successivo il Palermo guidato da Ninetto De Grandi (ex terzino del Milan) conclude il campionato al terzo posto, conquistando l’unica promozione in Serie A dell’era Barbera. La stagione seguente tuttavia il tecnico non viene confermato e al suo posto subentra l’esordiente Umberto Pinardi: la squadra parte male e a nulla serve il cambio di allenatore con la promozione del “secondo” Biagini. Il club termina il campionato a soli 17 punti posizionandosi al quindicesimo posto e retrocede in Serie B rimanendo lontano dalla massima serie per i successivi trentadue anni.

FinaleCoppaItalia74Gli anni di Barbera presidente sono però noti ai più per le due finali di Coppa Italia disputate. La prima, datata 1973/74, vede il Palermo allenato da Corrado Viciani arrivare in finale direttamente dalla Serie B e far fuori rispettivamente Fiorentina, Verona, Bari, Perugia, Juventus, Lazio campione d’Italia e Cesena. La finale contro il Bologna si gioca il 23 maggio 1974 all’Olimpico di Roma: i rosa (sostenuti da oltre ventimila tifosi palermitani presenti sugli spalti) vanno in vantaggio intorno alla mezzora con un colpo di testa di Magistrelli, ma sprecano un’infinità di altre occasioni da gol e sul finale vengono beffati da un rigore: è il novantesimo minuto e l’arbitro Gonnella fischia ad Arcoleo, che era stato il vero trascinatore della squadra per tutta la partita, un fallo su Bulgarelli in area di rigore (le immagini televisive e anni dopo lo stesso Bulgarelli sveleranno che il fallo non c’era). Savoldi dal dischetto non perdona ed è 1-1. Si va ai supplementari e poi ai rigori: il Palermo sbaglia due volte con Vullo e Favalli e la coppa va al Bologna.

Nelle stagioni successive, nonostante gli sforzi del presidente Barbera (che arriva addirittura ad ipotecare la propria villa), il Palermo continua a fare i conti con i soliti problemi economici. Nella stagione 1977/78 avviene una rivoluzione: vengono acquistati giocatori dalla C e i rosa, trascinati da Vito Chimenti (che mette a segno 16 gol e fa impazzire i tifosi con la «bicicletta», un giochetto sopraffino che gli permette di scavalcare l’avversario di fronte facendogli passare il pallone sopra la testa) concludono il campionato al sesto posto. Nel 1978/79 arriva dunque la seconda finale di Coppa Italia, giocata a Napoli il 20 giugno 1979 contro la Juventus di Trapattoni. I rosa vanno in vantaggio con Chimenti ma nel finale ancora una beffa: pareggia Brio. Si va ai supplementari e al 119’ (ancora un gol alla fine della partita) l’ex rosa Causio condanna il Palermo ad un’altra delusione.

Gli anni ’70 si chiudono con lo scandalo del calcio scommesse che colpisce da vicino il Palermo con la squalifica di Guido Magherini per tre anni e mezzo. Il giocatore è accusato di illecito sportivo riguardo alla gara Taranto-Palermo. La squadra viene penalizzata di 5 punti, ma alla fine riesce a salvarsi. Annata triste anche per la scelta del presidente Barbera, ormai stanco, di cedere la società all’imprenditore Gaspare Gambino, portato alla presidenza da Salvatore Matta: è il 7 marzo 1980.

IL QUINDICENNIO 1980-95

Il dopo-Barbera coincide con un periodo molto amaro per la storia del Palermo, che in questi anni viene costellata da personaggi ambigui. Il 3 giugno 1982, dopo appena un anno di presidenza, a Gambino (che verrà poi arrestato nell’ambito delle indagini sulla Cassa Rurale e Artigianale di Monreale, in mano alla mafia) subentra Roberto Parisi, direttore dell’Icem, società detentrice dell’appalto di pubblica illuminazione della città. Nonostante le promesse da imprenditore, nella stagione 1983/84 arriva la prima retrocessione in Serie C1, a oltre quarant’anni dall’ultimo torneo di terza serie disputato. Il 23 febbraio 1985, quando Parisi viene ucciso dalla mafia in un attentato a Partanna Mondello, la presidenza del club passa nelle mani di Salvatore Matta, avvocato legato alla politica. Il Palermo risale in Serie B grazie ad una storica promozione ottenuta nel finale di partita, in una «Favorita» stracolma, contro il Messina, al culmine di un campionato disputato per gran parte a Trapani a causa dei lavori per la costruzione del 2° anello dell’impianto di viale del Fante.

Nella stagione successiva la società pensa in grande, anche a costo di un indebitamento di oltre 10 miliardi di lire. La stagione si conclude con la salvezza conquistata all’ultima giornata con la vittoria sul Monza, ma nell’estate successiva arriverà la vergognosa radiazione della società per inadempienze finanziarie: l’8 settembre 1986 il Palermo sparisce dal calcio. Anche i trofei sono ceduti all’asta.

scudetto_1987La nuova società rinasce ufficialmente il 7 gennaio 1987 con Salvino Lagumina presidente e ricomincia dalla C2, che stravince. Memorabile la festa-promozione con il successo sull’Ajax, fresca finalista in Coppa delle Coppe, travolta con un inatteso 4-0 firmato da Maurizio D’Este (tripletta) e Pocetta.

Intanto il 12 giugno 1989 la società viene rilevata da Giovanni Ferrara e Liborio Polizzi,  mentre ad agosto cinque operai muoiono per il crollo dei tralicci della nuova tribuna della «Favorita».

scudetto_1991La tanto attesa Serie B arriva quattro anni dopo la radiazione, nella stagione 1990/91 chiusa al secondo posto. Il tecnico è Enzo Ferrari, che sostituisce a campionato in corso Franco Liguori. La squadra non è però all’altezza della massima serie e retrocede subito nonostante il buon ruolino casalingo. Nella stagione 1992/93 il Palermo vive un anno indimenticabile riuscendo a conquistare la promozione in B e la Coppa Italia di categoria, battendo in finale il Como.

IL PALERMO DEI PICCIOTTI E LA NUOVA ERA

Intanto però proseguono le difficoltà economiche della società, su cui grava un bilancio costantemente in rosso. Il Palermo si ritrova così costretto ad allestire una squadra in economia: nella stagione 1995/96, alla guida di Ignazio Arcoleo (prelevato dal Trapani) vengono affidati tantissimi giovani provenienti dal vivaio. Quello messo insieme è un gruppo che funziona bene, gioca un calcio moderno e aggressivo in uno stadio sempre pieno con incassi straordinari per una società di B. È il Palermo di Tedesco, Vasari, Galeoto, Iachini, Biffi, Berti, Scarafoni. Il Palermo rimane primo in classifica per varie giornate ma finisce il campionato in settima posizione. La stagione successiva doveva essere quella decisiva per la promozione ed invece sancisce una nuova delusione: vengono ceduti alcuni “gioielli” e i risultati non arrivano. Alla fine i rosa retrocedono piazzandosi al penultimo posto.

La stagione 1997/98 dovrebbe essere quella del riscatto, ma anche in C1 il Palermo ha serie difficoltà concludendo la stagione al quattordicesimo posto e retrocedendo in C2. Arcoleo lascia quindi il posto a Massimo Morgia, mentre il Palermo viene ripescato in C1 a causa del fallimento dell’Ischia. I rosa disputano un gran campionato piazzandosi al secondo posto, dopo essere stati in testa per gran parte del torneo. Purtroppo però arrivano stanchi alla fine di un campionato molto dispendioso e gli spareggi condannano la squadra a rimanere in Serie C. scudetto_2000Il presidente Ferrara è oggetto di contestazione da parte dei tifosi, che rimane al timone della società fino al 3 marzo 2000, quando il Palermo passa nelle mani di un gruppo composto da presidenti di alcune grandi società di serie A alla cui testa c’è il patron della Roma Franco Sensi.

Forze e capitali freschi entrano in viale del Fante con la prospettiva più concreta di tornare in Serie A. Il presidente incaricato è il Sergio D’Antoni, che promette subito il ritorno in B e la promozione nella massima serie in breve tempo. Allenatore è Giuliano Sonzogni, direttore sportivo Giorgio Perinetti.

IL PALERMO DI ZAMPARINI

zampariniNella stagione 2000/01 il Palermo vince dunque quello che rappresenta il suo ultimo campionato di Serie C e viene promosso in Serie B. Dopo una stagione chiusa all’undicesimo posto, il 20 luglio 2002 la società passa nelle mani di Maurizio Zamparini, che promette un rapido ritorno nella massima serie. Dopo un avvio difficile, segnato anche da un triplo cambio in panchina (Glerean, Arrigoni, Sonetti), il Palermo si rimette in corsa per la promozione e si gioca la Serie A all’ultima giornata nello scontro diretto con il Lecce al ‘Via del Mare’. Davanti a cinquemila tifosi palermitani, i rosanero soccombono 3-0 e regalano ai giallorossi la massima serie. Ma Zamparini non getta la spugna: rinforza la squadra, portando a Palermo giocatori del calibro di Corini e Toni, e ne assegna la guida tecnica a Silvio Baldini, che resterà alla guida dei rosa per tutto il girone d’andata. Il 26 gennaio 2004 il mangia-allenatori Zamparini esonera però Baldini e ingaggia al suo posto Francesco Guidolin. Sotto la guida del nuovo tecnico, la squadra conquista la testa della classifica e il 29 maggio festeggia la matematica promozione in Serie A dopo trentadue anni.

Al ritorno nella massima serie, il Palermo disputa un campionato straordinario, conquistando uno storico sesto posto che vale la qualificazione in Coppa Uefa. Al termine della stagione, però, Francesco Guidolin decide di lasciare la squadra. L’inizio del campionato 2005/2006, con Luigi Del Neri in panchina è promettente, ma il 28 gennaio 2006 l’allenatore friulano viene sostituito da Giuseppe Papadopulo: i rosanero escono a testa alta dalla Coppa Uefa (agli ottavi contro lo Schalke 04) e dalla Coppa Italia (in semifinale contro la Roma), concludendo il campionato all’ottavo posto. In seguito alle penalizzazioni scaturite dallo scandalo “Calciopoli”, il Palermo diventa quinto in classifica e può partecipare per la seconda volta consecutiva alla Coppa Uefa. La stagione 2006/2007 vede il ritorno in panchina di Francesco Guidolin. I rosanero, dopo un avvio al vertice della classifica, si piazzano ancora una volta al quinto posto, stabilendo alcuni record della storia rosanero in Serie A: quello del maggior numero di punti (58), quello del maggior numero di vittorie (16) e quello del maggior numero di vittorie in trasferta (7).

Al termine della stagione il tecnico Francesco Guidolin decide comunque di lasciare il club di viale del Fante, la cui guida per la stagione 2007/08 viene affidata dapprima a Stefano Colantuono, poi nuovamente a Guidolin e infine un’altra a Colantuono. Tra un cambio di panchina e l’altro, il Palermo termina il campionato all’undicesimo posto e viene eliminato al primo turno in Coppa Uefa.

L’anno successivo, a seguito delle due sconfitte in Coppa Italia e nella prima giornata di campionato, al tecnico Colantuono subentrerà Davide Ballardini, che termina il campionato all’ottavo posto.

La stagione 2009/10 è un’annata storica alla guida di Delio Rossi, subentrato a Walter Zenga all’indomani del pareggio interno col Catania della tredicesima giornata di campionato. Il Palermo stabilisce infatti nuovi record della storia rosanero in Serie A, come l’imbattibilità casalinga (0 sconfitte interne), il nuovo record di 65 punti totali, i 59 gol fatti (come nella stagione 1950-51), le sole 9 sconfitte (come nella stagione 2004/05) e le 18 vittorie totali (una in più della stagione 2008-09). Al termine della campionato il Palermo torna inoltre nel calcio europeo, seppur non con l’agognato preliminare di Champions League che il club ha inseguito fino all’ultima giornata contro la Sampdoria.

coppa italiaRipartito dalle cifre record del campionato 2009/10, il Palermo partecipa al suo settimo torneo di Serie A consecutivo, un primato che all’ombra del Monte Pellegrino non si era mai visto. Con Rossi in panchina (ritornato in Sicilia dopo essere stato sostituito per tre giornate da Serse Cosmi) i rosanero riescono nell’impresa di raggiungere la finale di Coppa Italia, 32 anni dopo l’ultima partecipazione: il 29 maggio il Palermo perde 3-1 contro l’Inter, ma il ricordo dei quarantamila tifosi rosanero che hanno riempito lo Stadio Olimpico di Roma rimarrà indelebile. Il primo giugno Rossi dà l’addio: Stefano Pioli è il nuovo allenatore del Palermo.

Tuttavia, all’avvio del campionato 2011/12, dopo l’eliminazione dall’Europa League per opera degli svizzeri del Thun, Pioli viene esonerato e al suo posto subentra il tecnico della Primavera Devis Mangia. Il neo-allenatore riporta entusiasmo nell’ambiente, ma all’indomani della sconfitta per 2-0 nel derby contro il Catania valevole per la sedicesima giornata di campionato, Zamparini lo sostituisce con Bortolo Mutti, che concluderà la stagione sulla panchina rosanero piazzandosi al sedicesimo posto.

Nel corso della stagione 2012-2013, sulla panchina rosa si alternano Giuseppe Sannino, Gian Piero Gasperini e Alberto Malesani. Il Palermo chiude il campionato al diciottesimo posto con 32 punti, dando l’arrivederci alla massima serie dopo nove anni di permanenza consecutiva.

2014Il 19 giugno 2013 alla guida dei rosa arriva Gennaro Gattuso, che fa in tempo a disputare le prime sette partite del campionato di Serie B prima di lasciare il posto a mister Iachini. Quello col tecnico marchigiano è un matrimonio felicissimo: il Palermo vince il campionato macinando record su record e stabilendo il record assoluto di punti (86), il record di successi esterni (13), il record di vittorie consecutive in trasferta (8). La promozione viene centrata il 3 maggio 2014: il gol di Franco Vazquez regala al Palermo il successo per 1-0 sul Novara e dà il via ai festeggiamenti.

Il Palermo torna in Serie A dopo solo un anno nella serie cadetta. La partenza della squadra di Iachini non è delle migliori, ma dopo la vittoria contro il Cesena la musica cambia. Nel corso della seconda parte della stagione il Palermo controlla senza affanni il vantaggio sulla zona salvezza e termina il campionato nel migliore dei modi, battendo 2-1 all’Olimpico la Roma con un gol di Belotti in pieno recupero. La formazione di Iachini chiude il campionato all’undicesimo posto con 49 punti.

Dopo il buon campionato della stagione precedente, Giuseppe Iachini viene confermato alla guida della squadra, ma dovrà fare a meno di Dybala, passato alla Juventus per 40 milioni di euro, e del Gallo Belotti, ceduto a sorpresa al Torino. Nonostante queste illustri cessioni, il campionato sembra iniziare nel migliore dei modi: nelle prime due gare vengono battute rispettivamente Genoa e Udinese. La crisi però è dietro l’angolo: nelle successive nove giornate i rosa conquistano appena 5 punti. Il ritorno alla vittoria avviene l’8 novembre 2015 contro il Chievo, grazie alla rete di Alberto Gilardino. Tuttavia il 10 novembre, Iachini viene esonerato e al suo posto subentra Ballardini. Inizia qui il valzer della panchina rosanero. Il neo-allenatore rosa rimane infatti alla guida della squadra solo fino all’11 gennaio, lasciando il posto all’argentino Guillermo Barros Schelotto, che però deve fare i conti con una serie di problemi burocratici legati al riconoscimento del suo patentino. Per questo la guida della squadra viene formalmente assegnata a Viviani. Dopo appena un mese il sudamericano decide di rinunciare al suo ruolo, e la società viene assegnata, nel giro di pochi giorni, prima a Tedesco, poi a Bosi. Il tanto atteso ritorno di Iachini avviene il 15 febbraio, ma l’8 marzo, dopo l’ennesima intervista fuori controllo di Zamparini, il tecnico marchigiano decide di presentare le dimissioni. Viene quindi convocato l’ottavo tecnico della stagione, Walter Novellino ma, anche in questo caso, la sua esperienza sarà breve: dopo appena quatto partite e un punto conquistato, arriva inesorabile l’esonero. La squadra è al terzultimo posto insieme al Carpi e la situazione è tutt’altro che serena. È in questo clima che viene richiamato Davide Ballardini, che compie un autentico miracolo. Dopo l’inevitabile sconfitta allo Juventus Stadium (che fa scivolare la squadra al penultimo posto, scavalcata dal Frosinone), il Palermo riesce a totalizzare 11 punti nelle ultime 5 giornate di campionato (battendo Frosinone, Sampdoria e Verona, e pareggiando con Atalanta e Fiorentina). La salvezza viene raggiunta all’ultima giornata, in un Barbera per la prima volta in stagione tutto esaurito. I rosa battono 3-2 un Verona molto battagliero; a segno Vazquez, Maresca e Gilardino. Capitan Sorrentino è l’ultimo a lasciare il campo: non riesce a trattenere le lacrime. Per lui questa era la sua ultima partita al Palermo: ha già deciso di andare via.

 

Un pensiero riguardo “La storia del Palermo calcio

  • 29 luglio 2015 in 17:58
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    La conoscevo…ma ogni volta è un piacere!
    BLu e rosso come il Barcellona! :)

    Risposta

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