Amarcord – L’ultimo Gattopardo

“Pensate come sarebbe Palermo se ci fossero più Renzo Barbera…”
(Leoluca Orlando)

Fino al 2002, nessuno sembrava degno di dare il proprio nome allo stadio La Favorita di Palermo, nessuno riusciva ad incarnare al meglio lo spirito rosanero. Fino al giorno della sua scomparsa.

Il 4 maggio 1970 è un giorno scolpito nella storia rosanero, perchè ebbe inizio la presidenza di uno dei personaggi più amati dalla tifoseria rosanero: il presidentissimo Renzo Barbera.
I suoi 10 anni alla guida del Palermo sono tra i più ricordati con nostalgia e affetto, che potevano andare fieri di un presidente mai sopra le righe, mai fuori luogo, che anche dopo le sconfitte più dolorose e più discusse, scendeva in campo a stringere la mano al capitano della squadra avversaria, come accadde dopo la famigerata finale di Coppa Italia contro il Bologna del 1974, dopo la quale molti presidenti di adesso, invece, avrebbero sbraitato contro l’arbitro e gridato al complotto.
Ma Renzo Barbera non era fatto così.

Il presidentissimo era uno degli esponenti più esimi di un calcio che oramai non esiste più. Mentre i presidenti di adesso per parlare delle proprie società di calcio usano termini come marchio, brand, introiti e merchindising come si fa con un’azienda qualsiasi, ma per lui il Palermo non era questo, ma molto di più: faceva parte della sua famiglia. Ed è per questo amore che ha rischiato personalmente, arrivando addirittura a far mettere un’ipoteca su una sua villa per pagare i debiti della società.

Per Barbera i calciatori non erano semplici dipendenti, ma erano dei figli, tanto da affidare ad alcuni di loro le chiavi della sua villa a Pantelleria per le vacanze estive. Non è un caso se i suoi giocatori gli regalarono un piatto d’argento firmato da tutti loro con la dedica “A papà Renzo”. Non si limitava a premiare il risultato, ma anche l’impegno ed è per questo che dopo la finale persa contro il Bologna decise di dare ugualmente il premio per la vittoria ai suoi giocatori.

Ma Barbera non aveva a cuore solo chi andava in campo, ma anche i suoi tifosi. Girava con dei palloni nel portabagagli della sua auto per regalarli ai bambini che incontrava, per avvicinarli al calcio e al Palermo. Del suo rapporto con i sostenitori rosanero sono poi esemplari queste parole: “La cosa che non potrò mai dimenticare sono le lacrime di coloro che vennero a Roma e a Napoli e che vollero seguire la squadra. Io questo non potrò mai dimenticarlo”.

Neanche dopo le sue dimissioni, dopo quasi 10 anni di presidenza, smise di pensare alla sua città e al suo Palermo: fu anche grazie alla sua opera da presidente del comitato organizzatore siciliano di Italia ’90 che lo stadio palermitano ha avuto la ristrutturazione necessaria per portare i mondiali di calcio anche in Sicilia.

Ecco perchè quando la città provò il lutto della sua scomparsa nel 20 maggio 2002, capì che c’era solo un modo per rendere omaggio a questo personaggio da cui tanto aveva ricevuto: dare il suo nome a quella che è stata e sarà per sempre casa sua, lo Stadio Renzo Barbera.

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