Amarcord – Il sogno rosa e l’uomo nero

Stagione 1973/74.

Per il Palermo questa è una stagione particolare e a suo modo storica per due motivi: è il primo dei 32 campionati che lo dividerà dal ritorno in Serie A, ma soprattutto è l’annata della prima finale di Coppa Italia, che tutti i tifosi rosanero ricordano ancora oggi con rabbia.

Appena retrocesso dalla massima serie, il Palermo in campionato non riesce ad entrare mai veramente nella lotta per risalire in Serie A e chiude settimo ad 11 lunghezze (che all’epoca dei due punti a vittoria erano un’enormità) dal terzo posto, l’ultimo valido per la promozione.

La situazione, tuttavia, è completamente differente in Coppa Italia: il Palermo riesce infatti ad imporsi nel primo girone di qualificazione davanti a Bari, Fiorentina, Verona e Perugia e anche nel secondo girone, che porta la prima classificata direttamente in finale, battendo tra le altre la Juventus a “La Favorita” con un secco 2-0, con le reti di Arturo Ballabio e Giorgio Barbana.

La squadra di Viciani, trascinata, tra gli altri, da giocatori come il capocannoniere della serie B, Giacomo La Rosa, Sergio Magistrelli e il futuro allenatore del Palermo dei Picciotti, Ignazio Arcoleo, arriva così alla finale del 23 maggio all’Olimpico di Roma, dove affronterà il Bologna di una vecchia volpe (e lo vedremo) come Giacomo Bulgarelli e del bomber per eccellenza, Giuseppe Savoldi.

Sembra uno scontro tra Davide e Golia, una squadra che si è assestata poco sopra la metà della classifica della Serie B, contro una squadra di A come il Bologna, che magari non è più quello che tremare il mondo fa di pochi anni prima, ma che incute ugualmente timore. Non dovrebbe esserci assolutamente storia, eppure le cose vanno all’opposto. È il Palermo a dominare per 90 minuti, è la squadra rosanero a tenere il pallino del gioco e proprio i rosanero si portano in vantaggio al 32′ con un’incornata prepotente di Magistrelli. Il Bologna prova ad abbozzare una reazione, ma è sempre il Palermo a portarsi diverse volte vicino al raddoppio.
Si arriva così al 90′, con gli emiliani che tentano ormai gli ultimi disperati tentativi, ed è adesso che diventa protagonista un uomo che non ha addosso né i colori rosanero né quelli rossoblu, ma indossa una giacchetta nera: l’arbitro Sergio Gonella. Infatti, in un’azione in cui Giacomo Bulgarelli, da posizione defilata, frana a terra su un tentativo di pressione di Ignazio Arcoleo, il signor Gonella vede un fallo da rigore. Dagli 11 metri Savoldi non sbaglia e il Palermo vede sfumare all’ultimo secondo una vittoria che sarebbe stata ampiamente meritata.
Nei tempi supplementari la situazione non cambia e si giunge così ai calci di rigore dove la beffa si consuma in maniera ancora più amara: gli emiliani sbagliano per primi con Cresci, ma gli errori di Vullo e Favalli sono fatali per il Palermo. La coppa è del Bologna.

Dalla disfatta i palermitani sono usciti con la convinzione che si sia realizzata un’ingiustizia, che c’era una squadra che meritava la vittoria ed era quella con la divisa rosanero, mentre la vera protagonista fu purtroppo l’uniforme nera del signor Gonella. Si racconta che lo storico presidente rosanero Renzo Barbera regalò all’arbitro dopo la partita un pupo siciliano, con un simbolismo non troppo velato. Il presidente fu comunque così soddisfatto ed orgoglioso della prestazione dei suoi ragazzi da pagargli il premio per la vittoria. D’altronde l’uomo nero col suo fischietto può abitare solo negli incubi, i protagonisti di un sogno erano altri.

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